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Domenica, 27 Febbraio 2011 15:25

Madame Bovary - Gustave Flaubert

Clamoroso scandalo ottocentesco, "Madame Bovary" è un romanzo femminile e femminista che ancora oggi non ha smesso di scavare nell'anima muliebre.

("Un calice amaro che si vorrebbe allontanare e che pure si beve avidamente con il gusto del sacrificio" per citare un commento di Massimo Colesanti)

L'Emma Bovary di Flaubert al pari e all'antitesi di tante eroine ottocentesche (pensiamo alla tormentata Fosca, alla virginale Lucia e alla "castrata" Gertrude manzoniane, alle contadine e alla "capinera" di Verga...)

"prima di sposarsi aveva creduto di essere innamorata.

Ma la felicità che sarebbe dovuta nascere dall'amore non era venuta.

Si era dunque sbagliata, pensava.

E Emma cercava di sapere che cosa mai s'intendesse precisamente nella vita con le parole felicità, passione, ebbrezza che le erano sembrate così belle nei libri"

La malattia di Emma è questa frattura tra ciò a cui lei anela (passione, passioni  esotiche, anche senso del mistero, del vago) e ciò che la vita borghese, il piatto matrimonio con Charles, le riserva.

"Avrebbe voluto vivere in qualche vecchio maniero, come quelle castellane dal lungo corsetto che, sotto la rosa gotica delle ogive passavano le loro giornate...A guardare se dal fondo della campagna arrivasse un cavaliere con la piuma bianca al galoppo su un cavallo nero"

"quando sua madre morì...si fece fare un quadretto con i capelli della morta..si lasciò scivolare nei meandri lamartiniani, ascoltò le arpe sui laghi, tutti i canti dei cigni morenti, tutti i cader di foglie...."

Emma è quindi lacerata dal tedio borghese , si stordisce con balli, vestiti, e adulterii:

"la sua vita era fredda come una soffitta come il finestrino a settetrione, e la noia, ragno silenzioso, tesseva nell'ombra la tela in tutti gli angoli del suo cuore"

"aveva voglia di viaggiare, oppure di tornare in convento.

Voleva morire e, nello stesso tempo, andare a stare a Parigi...Al tramonto, sempre più triste, desiderava di essere già al giorno successivo..."

"Venne di nuovo primavera.......il suo cuore restò nuovamente vuoto e allora ricominciò la serie delle giornate tutte uguali....Questa miseria sarebbe durata per sempre?Non ne sarebbe mai uscita? Appoggiava la testa al muro per piangere.

Invidiava le esistenze tumultuose....Emma cominciò a bere aceto per dimagrire....perse completamente l'appetito"

Emma è quindi in preda a un senso nauseante per l'esistenza, ma è vittima della sua incapacità di trasportare i suoi aneliti, i suoi sogni, nella realtà piccolo-borghese.

Neppure altri amanti riescono a stordirla da se stessa.....

"Sperduta, tutta in lacrime, con un lungo fremito, il volto nascosto tra le mani, si abbandonò....quante illusioni!

Ora non ne aveva più nemmeno una...le aveva spese a ogni avventura dell'anima, nella verginità, nel matrimonio....perchè non farla finita? era sull'orlo estremo.. di dove veniva quella insufficienza della vita, quell'istantaneo imputridirsi delle cose alle quali si appoggiava?"

La morte di Emma -che si avvelena- riporta "la normalità" nel mondo borghese.

Con la morte di Emma, morta per il troppo desiderare, "la morale borghese" è salva....

Cito il bel commento di Mario Lunetta:

"Emma è un vampiro che si nutre nello stesso tempo del sangue altrui e del proprio. Morirà allla fine, del suo vampirismo, che non è capace di procurarle altro che appetiti e desideri sempre ulteriori e quindi un'infelicità sempre più vorticosa".

Pubblicato in Libri
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