........Un'omaggio a Arthur Schopenhauer e ai suoi concetti fondamentali!
Da sempre Schopenhauer incarna la figura del pensatore solitario, misantropo e misogino.
Sono rimaste storiche le sue cattiverie (come "testa di passero" o "infame scarabbocchione di sciocchezze"..) nei confronti di Hegel, "colpevole" di essere stato all'epoca,il filosofo ufficiale della cultura tedesca, al culmine del successo.
Se è innegabile la rivalità tra i due filosofi, non è da mettere in secondo piano, come accadde all'epoca, la filosofia di Schopenhauer che ha dipinto alla perfezione il vivere umano:
"Siamo simili a degli agnelli che giocano sul prato mentre il macellaio già sceglie con l'occhio ora l'uno ora l'altro:
noi infatti non sappiano nei nostri giorni migliori quale sciagura stia preparando proprio allora il destino:
malattia, persecuzione, povertà, cecità, pazzia.
è il dolore il senso della vita, la gioia è la momentanea liberazione da un dolore."
" La vita umana è un oscillare perpetuo fra il dolore e la noia".
è attraverso la nolontà (= dal latino noluntas, "non volere") che si sfugge alla tirannia della volontà di vivere che ci porta attraverso la legge del desiderio, a un malcontento e un'insoddisfazione continua...
Che cosa è la vita se non un'incessante desiderio?
( e pensiamo a quanto questo concetto sia vero soprattutto oggi, nella nostra epoca di consumismo globale...)
La liberazione dell'uomo dal dolore passa quindi, per Schopenhauer, attraverso la soppressione del desiderio in una mortificazione continua della volontà, astenendosi da tutto ciò che ci è piacevole, fino al raggiungere il distacco dalle passioni (atarassia).
" Quest'orrore per la volotà di vivere e dunque per il divenire, non è però disperazione pura, perchè il ritirarsi dal tutto, in modo che davanti a noi non resta invero che il nulla, è un'ascesi che non conduce al nulla assoluto (in termini kantiani, al nihil negativum) ma al nihil privativum (il niente come privazione) ossia a ciò che è nulla relativamente a qualcosa.
Se un dio ha fatto questo mondo, non vorrei essere dio; la estrema miseria del mondo mi lacererebbe il cuore"
Arthur passò la vita tra ansie e fobie:
"Anche in assenza di uno stimolo particolare reco in me una costante ansietà interiore che mi fa vedere e cercare pericoli dove in realtà non ce ne sono.
Esso amplifica all'infinito anche la minima avversità e rende tanto più difficile per me il rapporto con gli esseri umani "
........ma questo rinforzò la sua tempra eroica, di superiorità nei confronti degli altri esseri umani ( "esseri bipedi" come li chiama lui....) :
"Mi sia consentito sperare che il sole mattuttino della mia fama indori con i suoi primi raggi la sera della mia vita togliendole la cupezza"
"Ebbene, ora ce l'ho fatta, il crepuscolo della mia vita diventa l'alba della mia fama"
Ma il "misticismo schopenhaueriano" non è un misticismo cristiano, vale a dire un rinunciare alla materia (da sempre legata al male, al Demonio...) in favore di un'unione intima con Dio, ma un misticismo ateo, o legato al concetto del nirvana buddhista.
Non a caso, Schopenhauer è stato uno dei primi filosofi ad avvicinarsi alla filosofia contemplativa orientale.
Da ricordare che Schopenhauer affida all'arte (archittettura, pittura e, al vertice, la musica) il compito di elevare l'uomo attraverso una purificazione catartica.
"Gli uomini con i quali vivo possono essere nulla per me. Perciò il mio massimo godimento nella vita sono i monumenti, i pensieri tramandati di esseri simili a me, che un tempo si sono affannati, come me, tra quelli."
Ma come vede Schopenhauer la morte?
e quale "rimedio" insegna contro la paura angosciante di morire?
"Il non essere dopo la nostra vita non si differenzia in nulla da quello prima di essa, perciò affliggersi per il tempo in cui non ci saremo più è tanto giusto quanto affliggersi peril tempo in cui non c'eravamo ancora"
In Italia le idee pessimistiche di Schopenhauer troveranno un seguace in Giuseppe Rensi (non a caso, ostracizzato dall'ambiente filosofico accademico dell'epoca, e anche nell'ambiente accademico attuale come ho avuto modo di scoprire.....) nel suo "La filosofia dell'Assurdo" (1937) pubblicato nell'Adelphi:
"L'essere è un'unica cosa con l'assurdo e il dolore, solo nel non essere senza maschera, nel nulla, questi possono aver fine"
Letture consigliate:
-"Il mondo come volontà e rappresentazione"
-"L'arte di conoscere se stessi"
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