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    profile 1 giorno fa
  • lunaria risposto all\'argomento Re: Poeti e Poetesse emergenti/autoprodotti nei forum.
    GIUSEPPE BONAVIRI

    "IL TUONO"

    Rimbombò solingo il tuono nella valle;
    sulla roccia
    tra morte conchiglie si piegò
    l'asfodelo in pensiero verso
    il burrone per lucentissima pioggia
    camminavano l'ulivo in ombrelle (1),
    la pietra calcarea in fiorenza (2) e
    in meraviglia
    su nubi di girfalco (3)

    1: gli ulivi assumono la forma di ombrelli
    2: che fioriva
    3: nome comune del "falco rusticulus"
    Leggi di più...
    kunena.post 1 giorno fa
  • lunaria risposto all\'argomento Re: Mostre di Primavera nei forum.
    - A Lugano, Villa Ciani, Tony Cragg espone 40 opere.
    Fino al 12 agosto, da martedì a domenica.

    - La galleria Ponterosso a Milano presenta una retrospettiva su Leonardo Spreafico, fino al 2 giugno.

    - A Busto Arsizio, a Palazzo Marliani Cicogna, Federica Giglio espone le sue opere. Da segnalare "Benedetta da Dio", tra bellezza, tormento dell'ego, che presenta un busto dell'artista trafitta da lunghi spilloni.

    - A Daverio, Bruto Pomodoro, fino al 9 giugno all'Under Gallery.
    Esposte 30 opere "concretiste" dell'Artista.

    - Lorena Guarise che fa parte dell'associazione "VDMFK" che riunisce artistii che dipingono con bocca e piedi.
    I suoi lavori sono esposti all'Hotel del Riale di Parabiago dal 14 al 21 maggio.
    Leggi di più...
    kunena.post 3 giorni fa
  • lunaria risposto all\'argomento Re: Sto ascoltando... nei forum.


    quanto è bella
    Leggi di più...
    kunena.post 3 giorni fa
  • lunaria risposto all\'argomento Re: Samuel Beckett nei forum.
    Un accenno a un altro grande autore legato al "Teatro dell'Assurdo": Eugene Ionesco.

    "Le Sedie" merita senz'altro una lettura, se si vuole analizzare/riflettere sull'assurdità o sulle illusioni legate alla vita; qui riporto un interessante commento, che può costituire un'introduzione a questa opera teatrale "surreale":

    ++++++++

    Nella pièce teatrale del ’52 si ritrovano le stimmate della drammaturgia di Ionesco (Eugen Ionescu, Slatina, Romania, 1909 – Parigi, Francia, 1994):

    - Disarticolazione del linguaggio
    - Proliferazione degli oggetti
    -Descrizione di un mondo inquietante e assurdo (proprio nel 1952 Samuel Beckett pubblicò Aspettando Godot)
    -Visione onirica del reale
    -Introspezione psicoanalitica molto profonda

    “Il teatro ioneschiano è certamente figlio del Novecento: le sue strutture, così antiteatrali e anticonvenzionali, sono da collegarsi con le esperienze artistiche del Dada e del Surrealismo per il gusto per la provocazione beffarda e polemica. Il nonsense, però, non si estingue in mero gioco, ma cela una critica ben più profonda: al conformismo e alla banalità in primo luogo.
    Oggetto delle pièces di Ionesco è l'uomo nel suo problematico e conflittuale rapporto col mondo, che minaccia di opprimere la sua spiritualità e individualità.
    L'evasione porta sempre al nulla, al banale, e l'unica soluzione è accettare la vita nella sua contraddittorietà: nei suoi elementi alienanti come nei suoi autentici valori.
    Tema ricorrente nelle sue opere e che lo accomuna a Beckett è la solitudine come condizione umana. Gli uomini ioneschiani sono soli nella folla, e ciò li rende ancora più tragici, ancora più assurdi dei vagabondi beckettiani; sono borghesi inariditi e allucinati dalla solitudine, non riescono a comunicare, si illudono di esprimere il proprio dramma, ma i clichés e i luoghi comuni indicano la vuotezza interiore. Le loro vite sono sopraffatte dal materialismo soffocante di una realtà che li aliena, e ogni tentativo di opposizione si conclude con il fallimento.
    È questo il sentimento globale: rendersi conto di non aver reso possibile ciò che avrebbe dovuto essere, e vivere in un presente che non ha saputo essere.”
    (Ionesco in Wikipedia)

    I due personaggi, Il Vecchio e la Vecchia, sono personaggi perdenti, soli, vuoti, allucinati e incapaci di comunicare, riscaldati solo dalla loro unione indissolubile fino alla fine.
    Il proliferare di sedie sul palcoscenico a rappresentazione di “fantasmi” della psiche umana rende la scena drammatica e allo stesso tempo ridicola.
    L’Oratore, Colui che deve portare il messaggio nel Mondo, il testamento spirituale del Vecchio e la Vecchia, è ridicolmente sordomuto, frustrato e impotente di fronte all’enormità del compito: comunicare agli altri.

    La morte dei due protagonisti svuota la scena fatta di sedie, invisibilità, silenzio e rumori sordi e indistinguibili, materia prima della nostra umanità nella visione ioneschiana.

    “Ionesco concepisce la paura della morte come tradimento dell'oscuro desiderio di morire, della tentazione dell'incognito, l'aspirazione verso un altrove”
    (Ionesco in Wikipedia).


    Personalmente, quando ho letto il dramma, non ho potuto fare a meno che collegarlo, appunto, alla nostra desolazione esistenziale, rapporti di amore-amicizia che sfociano nel nulla, e che restano vissuti, magari, solo nella "terra di nessuno",
    che è il Web.
    Viviamo l'amore, l'amicizia, o meglio, surrogati di questi, al tempo di un click.
    Tanti click vuoti, evanescenti, come le sedie che Ionesco, nella finzione teatrale, allestisce sul palcoscenico.
    Sedie che restano vuote.

    Ancora una volta, il teatro, diventa emblema della condizione umana.
    Leggi di più...
    kunena.post 4 giorni fa
  • lunaria risposto all\'argomento Re: Poeti e Poetesse emergenti/autoprodotti nei forum.
    ecco le ultime immagini
    Leggi di più...
    kunena.post 4 giorni fa
  • lunaria risposto all\'argomento Re: L'Incomunicabilità .... nei forum.
    Riporto una seconda analisi, legata non più all'Incomunicabilità, ma all'Inanità dell'agire, tematica esistenziale che ho voluto analizzare in questo scritto, riportando anche brevemente alcuni "paradossi teologici..".

    Spero sia utile


    +++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++


    Attesa.
    Precarietà.
    Disgregazione.
    Dissoluzione.

    Sono gli aspetti lancinanti della condizione umana.

    "Un cader fragile di foglie" senza nessuno scopo che non sia l'assistere alla propria disfatta;
    nessun altro scopo che non sia il dover morire ( si veda a tal punto il ruolo della morte nella prospettiva cristiana: sacrificio-dono di sè-redenzione/espiazione "nel sangue dell'agnello innocente")
    perchè vivere, o più precisamente, sopravvivere, è solo l'incessante dover morire.

    Se c'è una verità nella Bibbia, è proprio quel "polvere sei e polvere ritornerai" come esprime del resto anche lo stesso nome "Adam", "terriccio", "argilla";
    polvere pensante, cosciente, ecco cos'è l'essere umano.
    Polvere pensante, esposta continuamente a scelte da compiere (e ricordiamo il geniale paradosso sartreiano "se anche si sceglie di non scegliere, si è scelto comunque; non si può non scegliere")
    ma in qualche modo, è proprio l'azione, il dover agire, a procurare l'angoscia maggiore, e del resto, è proprio agendo che si prospetta la scelta di agire per il bene o per il male.

    Se poi sono credente, e convinta della presenza ultraterrena di un dio onnipotente e giudice, ecco che mi si prospettano due modi d'essere agli antipodi:
    beatitudine o dannazione eterna.

    Ma la quintessenza della questione consiste nel capire che queste due situazioni non si esauriscono nella condizione di "luogo", bensì di proprio essere, di ipseità:
    Io rendo me stessa il mio cielo o il mio inferno, per citare il passo cruciale dell'ultimo atto del dramma "I Masnadieri" di Schiller.

    è questa la seconda certezza esistenziale;

    La prima è: "Un giorno, morirò. Cesserò di esistere, tutta la complessità del mio essere, l'unicità della mia persona, cesserà di esistere; tutto ciò per cui mi sarò esaltata, tutto ciò per cui avrò sofferto, diventerà polvere."

    Di fronte ad una prospettiva religiosa, di premio o castigo ultraterreno, non si può che augurarsi che per davvero non esista nessuna persistenza dell'anima: come conciliare un eterno inferno solipsistico con la supposta benevolenza di dio?

    Pensiamo anche al noto paradosso teologico: "I beati, come potranno godere appieno della felicità paradisiaca, di fronte allo spettacolo della sofferenza eterna dei dannati, fosse anche per la dannazione di una sola anima?".
    O ammettiamo piuttosto che "tutti saremo salvati" (e anche in questo caso, ne consegue un'inutilità dell'agire, e del merito personale) o più cinicamente, affermare, come Severino, che "l'essere stato patito del dolore" non può venire riscattato in nessun modo (dovremmo anche chiederci, a tal proposito, se è intenzione del creatore renderci immemori e quindi, una volta dimenticate le miserie subite e patite nella nostra vita terrena, accettare con gioia esaltata la nostra condizione di beati...)

    Ma questi non sono gli unici paradossi teologici; pensiamo anche a quelli "spinosi", come la predestinazione, la dispensazione gratuita della grazia "ma non per tutti", la questione della presenza del male in dio, o comunque, col suo consenso apparente, se non compiacimento (da vedere, al riguardo, il sanguinoso dio di vendetta, furore e guerra, che domina tutte le vicende dell'Antico Testamento).

    Una prospettiva atea ci libera dell'impaccio e dell'imbarazzo di simili questioni, ma non è in grado, al riguardo, di proporre e di dare un senso alla vita, più precisamente, al perchè "devo trascinarmi giorno dopo giorno, con un'unica meta certa: la tomba" quando in egual modo, agendo o no, facendo del bene o no, ne consegue che non ottengo comunque nulla (si obietterà che "agire bene" è il presupposto essenziale per una convivenza tra individui, la creazione di una società, ma partendo dal presupposto che a priori non ci sia di nessuna utilità la vita "in comune", cade anche questa obiezione. )

    "Una soluzione" potrebbe essere quella di vivere la bellezza dell'attimo, ma viverla appieno; sarà paradossale, ma quei pochi attimi di gioia vengono apprezzati veramente solo da chi costantemente si ripete "memento mori".

    D'altraparte, non siamo che burattini, marionette alla mercè di forze più grandi di noi ( dio, fato, destino, natura matrigna...in qualsiasi modo lo si chiami, il concetto resta immutato) sulle quali non possiamo agire, se non con una percentuale molto bassa - o pressochè, inesistente - di "libero arbitrio".

    è questo che bisogna comprendere:

    la vita stessa è a priori inanità, e in qualsiasi modo noi scegliamo di viverla, ci attende lo stesso destino universale: la democrazia della dissoluzione, l'uguaglianza della decomposizione.

    Ora siamo un qualcosa, siamo donne, siamo uomini, siamo ricchi, siamo poveri e via dicendo, presto non saremo più nulla.

    Affliggersi per questo o quest'altro dolore, il credere che a tutto ci sia rimedio, l'illusione di meritarsi a priori il diritto a un benessere psico-fisico, è quanto di più controproducente si possa fare; è una battaglia sterile, pura utopia, miraggio nel deserto, destinato allo scacco.

    Nessun libero arbitrio che non sia la sterile ripetizione di errori passati, nessun agire che non sia l'incapacità di sottrarsi al proprio disagio, alle proprie tare esistenziali. La sterile, grottesca ripetizione sfiancante dello stigma della rovina che fiancheggia l'intera condizione umana.

    Meglio accettare eroicamente che questo o quello, questo o quest'altro, è del tutto irrilevante, e l'unica cosa per cui vale la pena supplicare, se si è credenti, è "dio, donami la pace per non sussistere più, nè all'inferno, nè in paradiso".

    Tenebra malarica è ciò che contamina il corpo, mestizia ciò che infetta l'anima.
    Ciascuno di noi, nel profondo di se stesso, sarà capace di dare il nome effettivo al proprio dolore esistenziale, sia esso ascrivibile alla sfera corporale, o a quella "spirituale", o ad entrambe, nessuna migliore medicina esistenziale che non sia quella del cinismo, rivolgendoci direttamente alla causa dei propri mali, per ridimensionarla alla luce di questo mantra esistenziale:

    "Non tu in quanto tu, mio disagio esistenziale, mi rovini l'esistenza, ma l'atto stesso di esistere, la condizione di vita in sè: penso dunque sono - esisto dunque soffro".

    Spero di aver dimostrato come sia possibile placare, se non del tutto, almeno temporaneamente, quel mostro che assume una valenza polisemantica a seconda del vissuto di ciascuno di noi, e che rientra sotto il nome di DISPERAZIONE.


    Letture consigliate:

    per un approfondimento strettamente legato alla disperazione, al dolore, alla vacuità dell'esistenza:

    -Cioran: "Al culmine della disperazione"
    - Kierkegaard: "La malattia mortale" (tutta la prima parte)
    - Jankèlèvitch: "La morte"

    per un approfondimento legato alla condizione etica, morale del male, anche in dio, nonchè della necessità del male:

    - Kierkegaard: "La malattia mortale" (la seconda parte)
    - Pareyson: "Ontologia della libertà"
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    kunena.post 4 giorni fa
  • lunaria risposto all\'argomento Re: Poeti e Poetesse emergenti/autoprodotti nei forum.
    ecco le ultime
    Leggi di più...
    kunena.post 5 giorni fa
  • lunaria added album Arte No Escuro
    myalbums 5 giorni fa
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  • Angel added album Dollstown
    myalbums 6 giorni fa
  • lunaria risposto all\'argomento Re: Poeti e Poetesse emergenti/autoprodotti nei forum.
    Qualche poesia di Bartolini, anche pittore!


    LUIGI BARTOLINI

    Poesie tratte da "Pianete" 1952

    "POLVERE"

    Polvere, veletta grigia
    odiosa, che tutto ricopri,
    nessuno oserà mai vincerti.
    Oh, l'apparenza tua lieve!
    (per ciascuno l'egual sorte)
    ti si discaccia e tu ritorni;
    Oh veletta della Morte!


    "LA MORTE, LA SERPE E IL CAVALLO"

    Nelle sabbie del deserto
    si asciuga ogni lacrima.
    Quante volte, durante i miei lamenti,
    mi sei passata, o Morte, vicina!
    M'incutesti la stessa paura del serpe;
    Allora mi riscossi e ripresi a correre all'impazzata
    fino a tanto che non ritrovai rifugio in un altro dolore.


    "LE STRADE"

    Le strade
    son righe
    di bianco
    dove vado
    sempre più stanco
    tento risollevarmi;
    ma tutto è uguale,
    stare o camminare




    GIACOMO NOVENTA

    "Non firmeremmo tutto il dolore di questo mondo coi nostri piccoli nomi"
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    kunena.post 7 giorni fa
  • neogothic creato un nuovo argomento Sab 12 mag SOL INVICTUS+SPIRITUAL FRONT+LIA FAIL nei forum.
    SOL INVICTUS + SPIRITUAL FRONT + LIA FAIL + BLAZE OF SORROW (acoustic set)
    Sabato 12 Maggio
    Carlito’s Way – Retorbido (PV)
    Prevendita: 20€
    Cassa: 23€ SOLO 450 BIGLIETTI DISPONIBILI

    Info:
    www.eyecarver.com
    Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
    INFO LOCALE:
    www.carlitoswaypub.it/map.asp
    Telefono: 3395840477

    Carlito's Way
    Strada Bressana-Salice, 22, RETORBIDO (PV), Italy
    sabato 12 maggio 2012 apertura ore 19.00 fino a 00.30

    La leggenda inglese SOL INVICTUS, capitatana dal Tony Wakeford, sarà in Italia per una data unica ed esclusiva sabato 12 maggio al Carlito’s Way di Retorbido (PV), location che ha registrato il sold-out di Death In June lo scorso ottobre.
    Ad accompagnare la band inglese il suicide-pop degli apprezzatissimi romani SPIRITUAL FRONT ed il neo-folk degli emiliani LIA FAIL.
    In apertura infine un set acustico post-black metal dei lombardi BLAZE OF SORROW.
    Leggi di più...
    kunena.post 8 giorni fa

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